giovedì 6 settembre 2018

Il Cavaliere Gentile Canterino




La porta si apre: lui fa il suo ingresso, portando con sé una ventata di aria leggera, della consistenza dell'acqua di un ruscello di montagna, profumata di semplice allegria.

Nella gola del Cavaliere Gentile Canterino gorgogliano parole che curano con la loro sim-patia, la capacità di sentire insieme, estendere l'arto invisibile delle emozioni oltre se stessi.

Il Cavaliere Gentile Canterino indossa occhi lucidi di risate appena sfornate, che galleggiano placidi in un viso di sole del mezzogiorno.

La porta si apre, e il suo saluto fatto di voce, occhi, e una melodia di fine estate che promette conforto, ha già creato l'Abbraccio.

sabato 17 febbraio 2018

La Maestra di Saggezza





Lei era l’archetipo della Maestra di Saggezza, ma non lo sapeva.

L’avevo incontrata sul cammino, e lei mi aspettava su una soglia. Allora non sapevo che mi avrebbe donato passi di esempio, e lei stessa non sapeva: era, soltanto.

La Maestra di Saggezza, che era senza indossarne l’abito, si muoveva con levità per luoghi carichi di essenze. Il suo arrivo portava una fiammella di luce buona, quelle di cui i contadini, quando è notte e fuori il buio sbadiglia, invocano la presenza.

La sua presenza era il mio buon segnale per fronteggiare specchi che richiedono quella Attenzione con la quale si posticipa l’appuntamento.

Ma la Maestra di Saggezza porgeva una mano con i suoi occhi morbidi di limpidezza, e ogni barriera cadeva, arresa.

mercoledì 9 novembre 2016

L'Equilibrista



Una creatura femminile dai molteplici nomi di donna.

Li aveva guadagnati nel corso dei mutamenti di pelle, che usava rinnovare ad ogni stagione delle sue età, come un serpente del deserto.
L’ho incontrata intenta a correre su un lungo filo rosso, indossando il nome dell’Equilibrista.
Il suo sorriso azzurro inciampava nella polvere del labirinto di stimoli sensoriali che aveva scelto come dimora temporanea: lei sollevava il lembo della lunga gonna, e passava oltre, con uno sbuffo energico che parlava di una intensità resistente alle intemperie.
Poi tornava a correre sul filo, riuscendo a mantenere un ritmo costante che le impediva di cadere, nonostante grandi altezze si spalancassero sotto di lei.
Tutto intorno aveva alte onde dalla cresta fascinosa, impossibili da imbrigliare per mano umana: l’Equilibrista le teneva a bada con voce ferma, e attingendo alla loro forza, dipingeva i giorni.

Quando le ho detto arrivederci, nel suo sorriso azzurro ho scorto la sfumatura rossa di un imminente nuovo cambio di pelle.

giovedì 28 luglio 2016

Il Camminatore



In apparenza la sua era una vita tranquilla. Ma il Camminatore racchiudeva in una scatola preziosa gli strumenti del suo mestiere del vivere: ali per le gambe, per camminare più leggero le sue giornate, e  una retìna per la luce, per illustrarne il ricordo.

Saliva in sella alla sua bicicletta rossa come l'ultimo tuffo del sole del tramonto, e afferrava pulviscoli di luce come fossero farfalle. Poi  li portava a casa e ne aveva cura, finché, grazie alla sua creatività, non diventavano immagini.

Allora la Luce era pronta per spiccare di nuovo il volo, e diventare patrimonio invisibile di tutti coloro che volessero ascoltarne il racconto. 

Il Camminatore riprendeva la strada, catturando con dolcezza pulviscoli di luce, e restituendoli al loro canto, mentre li distribuiva a chi avesse voglia di donare al proprio tempo una pausa: la condivisione di un pezzo di strada.



giovedì 5 novembre 2015

Persone di Milano/Artisti - Il Pittore

La attende sulla strada, con indosso il camice bianco di un precedente impiego di un lontano passato, che ora è la sua divisa del lavoro con la terra e il colore.
Ciò che ama, ciò che lo esprime e attraverso cui comunica con il mondo esterno.

La guida attraverso l’androne del palazzo, fino a scendere delle scalette che portano all’ingresso di un piccolo sotterraneo.
La porta si apre, viene invitata ad entrare. Lo sguardo si spalanca su un numero incalcolabile di tele, sparse in quello spazio fiocamente illuminato dalla luce di un pomeriggio di fine primavera. Appese alle pareti, ma soprattutto distese le une sulle altre nelle due stanze che sono lo studio del pittore.
Immagina il tempo trascorso a far danzare le dita di colore sul candore ruvido della tela, mediatore e alchimista di un dialogo che mescola gli umori delle tinte in un incontro d’amore.
Quando il parto diventa materia, è già tardi: le lingue sottili del colore hanno composto l’impercettibile suono delle parole criptate in una frase compiuta, che ci viene offerta nella sua limpidezza. Il prezzo che siamo chiamati a pagare è la perdita delle sfumature, che solo il pittore conosce nella loro segretezza.
Ma anche chi ascolta il dipinto può affinare la visione con l’abitudine ad una contemplazione allenata nel tempo, e percepire così gli anfratti di senso, nascosti fra le pieghe del colore.

Si accomoda su una sedia disposta per la modella, di fronte allo scranno dell’artista; lui le mostra la materia informe pronta ad essere inseminata dalle sue sapienti mani di maieuta; le movenze sapientemente studiate la porteranno a manifestarsi nella forma che la attende già, in potenza, racchiusa fra le particelle dell'argilla.
Si assesta, seguendo le indicazioni per assumere la posizione migliore per essere quadro concreto per la nascita della visione di una realtà altra, quella dell’Arte.
L’artista indossa guanti invisibili ad occhio nudo, che nutrono le sue mani di proprietà sconosciute a mani altre non avvezze alla dimensione creativa, e si tuffa sul blocco di terra morbida e arrendevole.
Gli occhi saltellano da lei all'argilla, accompagnati di quando in quando da brevi suoni della voce, che modula parole atte a creare un dialogo frammentato con qualcuno – lei stessa, la modella – che a poco a poco inizia a diventare un archetipo vivente.
L’archetipo dell’Ispirazione che dona uno spunto che dà vita a qualcosa che va oltre l’apparenza del corpo, a svelare il tesoro nascosto nei lineamenti di ogni essere umano. Il serbatoio di potenzialità esprimibili e non ancora del tutto esperite.
La realtà quotidiana è potenziata dallo sguardo dell’artista, alchimista spirituale in grado di alzare i molteplici veli che appannano l’esperienza del vivere assonnato e abitudinario.

La modella non può vedere, è sul picco della montagna di fronte a quella dalla quale il pittore dà forma alla sua immagine. Fra di loro, l'aria pura delle alte cime, quelle della creazione artistica.
Il tempo pedala sulla sua bicicletta, e la modella può intravedere l'argilla cambiare sembianze davanti a lei; intuisce l'onda dei capelli, un profilo accennato di cui non può riconoscere i lineamenti. Prova ad indovinare in quelle ciocche di terra grigio-verde le sue, con i pensieri ai quali fanno nido.
Il pittore dice alla modella che può fare una pausa per riposare un po'.
Lei si alza, sbircia curiosa il risultato del lavoro, e ammira da vicino l'affiorare dei lineamenti e delle forme del viso su quella che prima era una palla d'argilla.
Come un feto che a poco a poco si sviluppa nel ventre della madre.
Meraviglia della nascita della vita. E' lo stesso, per un'opera d'arte.
Cambia la destinazione di quella vita, cambiano i tessuti di cui è fatta.

Ma è Vita.


Quando esco dallo studio del pittore, sento l'odore dell'argilla sulla pelle.















lunedì 11 maggio 2015

La pittrice del Sorriso



Chiedimi cosa vuoi vedere, e io accenderò i tuoi occhi.
Lei dipinge con il sorriso.

Come a stringersi attorno ad un fuoco che conforta con le sue lingue di morbido calore,
ci si accoccola sul suo sguardo. Ogni parola condivisa, è tradotta in sorriso.

Tra-ducere, portare tra. Tra le braccia, tra le pieghe che solo apparentemente inducono confini,
dispiegate dal Sorriso.

Un sorriso è una tavolozza di colori, che parla un linguaggio privo di fonemi.

La pittrice del Sorriso non ha bisogno di dire. Lei dipinge, in Dono.

mercoledì 14 gennaio 2015

Un piccolo canto d'Amore


Nessuno avrebbe potuto dire con certezza quali fossero le sue origini.
Sembrava essere nato dal vento, e vapore di bruma era il suo manto.
Il mistero della voce aveva attraversato tutta la lunghezza del suo piccolo corpo per dichiarare la propria presenza al Mondo, e chiedere accoglienza di braccia d’amore.

E’ giunta così, la piccola magia della sua vita.

Un canto lieve e gioioso, che emana da una sorgente più profonda delle corde vocali.
Si è adagiato sul ramo di una finestra, e ha aperto spazi di ascolto che accolgono chiunque incroci la sua strada.
Non è necessario compiere lunghi viaggi verso Oriente, alla ricerca di sagge parole.
Semplicemente passate sotto la sua finestra, alzate lo sguardo.


Poi, aprite.